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05 nov 2014

Mio marito ha avuto un ictus 15 anni fa ed è rimasto afasico ed emiplegico. A maggio 2014 è caduto e si è fratturato il bacino in più punti, diventando incontinente. In seguito alla postura forzata si è prodotta una piaga da decubito vicino al coccige. Sono due mesi che combatto con tanti tipi di pomate e garze, ma la lesione non accenna a chiudersi.

Come devo fare? E’ intervenuto su mia richiesta  un infermiere della chirurgia dell’Ospedale Civile, ma mi ha saputo consigliare solo cicatridine spray che non ha sortito effetto. Ho provato iodosorb, connettivina, gentalyn beta, senza effetti risolutivi. Che devo fare?

4 risposte a “piaga sacrale 2° stadio”

  1. Klarida Hoxha on

    Gentile signora, mi dispiace tantissimo per Suo marito e per la situazione in cui vi troviate.
    Perché un’ ulcera da pressione abbia dei risultati positivi, come in tutte le altre situazioni, bisogna valutare attentamente tutte le variabili che ruotano attorno al paziente e non solo la medicazione.
    In primo luogo la postura obbligata non ci aiuta ed è necessario intervenire con presidi antidecubito quali materasso e/o cuscini. Il cambio posturale è molto importante perché la zona sotto pressione subisce un’ ischemia (mancanza di sangue) se lasciata troppo a lungo nella stessa posizione. La testata e la pediera del letto dovrebbero essere allo stesso livello. Il corpo dovrebbe essere leggermente girato su un lato (a 30° circa) e sostenuto da cuscini. Tale
    posizione eviterà punti di pressione sul coccige e sulle anche, spostando la pressione
    sulle parti più carnose delle natiche. Attenzione anche alla pressione che esercitano le prominenze ossee di una gamba sull’ altra. Può eliminare la pressione sulla gamba
    inferiore piegando leggermente le ginocchia e posizionando un cuscino tra le ginocchia e le caviglie. So che se la mobilità è limitata diventa molto difficile il cambio posturale, ma è necessario fare questo almeno ogni ora.
    Un altro accorgimento è quello di tenere la zona asciutta e pulita. E’ una zona già esposta a materiale biologico e questo non aiuta nella guarigione. Bisogna cambiare spesso le garze e non utilizzare medicazioni occlusive perché possono portare a infezione.
    Un’ attenzione particolare va posta all’ alimentazione. Una corretta nutrizione gioca un ruolo vitale nel processo di risanamento delle ferite perché agisce dall’interno del corpo per raggiungere le parti esterne.
    • Carni magre, pollame, uova e latticini sono una buona fonte di ferro e di proteine, per aiutare la pelle a riprendersi.
    • Il pesce grasso come il tonno, le sardine o il salmone, contiene grassi buoni che incrementano le difese naturali del corpo ed aiutano a combattere le infezioni.
    • Le vitamine C ed E sono importanti per il processo di risanamento delle ferite, includi perciò nella tua dieta frutta, ortaggi e vegetali, pane e cereali integrali in abbondanza.
    • Se perde peso velocemente o se ha poco appetito per lunghi periodi di tempo, è a rischio di soffrire di malnutrizione e di non riuscire a guarire le ulcere da decubito. Allo stesso tempo potrebbe essere ad alto rischio se il peso corporeo è eccessivo. In entrambi i casi sarà necessario consultare un nutrizionista che potrà aiutarlo a migliorare la dieta.
    • Se ha il diabete deve cercare di mantenere i valori dello zucchero nel sangue entro i limiti raccomandati dal suo dottore, questo contribuirà al processo di risanamento.
    L’ ulcera è di II grado e necessita di cicatrizzazione, a patto che non vi siano segni di sovrainfezione e quindi una valutazione per la terapia antibiotica diventa necessaria. Le medicazioni che ha utilizzato sono degli ottimi prodotti, ma senza gli accorgimenti sopraindicati non portano a una risoluzione definitiva.
    Se vuole può contattarci anche per farci visionare la foto della lesione per poter meglio esprimere un parere specifico.
    Intanto rimaniamo a disposizione e le poniamo cordiali saluti da parte mia e dello staff di Esperti di Vulnologia.
    Klarida

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  2. Francesco on

    Oltre alle indicazioni ,assolutamente professionali già fatte, mi permetto di aggiungere di non usare mai pomate contenenti cortisone ( assottigliano lo spessore dell’epidermide e quindi peggiorano la situazione , inoltre vanno a creare il pabulum ideale per i miceti con la conseguenza di una micosi); se si è costretti a usare il “pannolone” conviene non chiuderlo completamente per evitare di creare quel classico ambiente umido che và a far macerare ulteriormente la pelle. Ultimo , se nelle “vicinanze” ci fosse qualcuno esperto in Wound Care , magari controllando de visu potrebbe anche ritenere opportuno un debridment per riportare in acuto la ferita.

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  3. Nicola Venosti on

    Uno dei capisaldi della cura e soprattutto della prevenzione delle ulcere cutanee è lo scarico delle pressioni. la parte ulcerata dovrà essere il più possibile non compressa. zone come quella coccigea sono difficili ma non impossibili da trattare. il sistema che uso è un buon materasso anti-decubito (ottimi quelli gonfiabili a zone, a patto che sia sempre controllata la buona funzionalità della pompa e che non ci siano crepe nelle saldature o fori). non basta! occorre provvedere che la zona colpita, sia “avvallata”, vale a dire che con l’ausilio di asciugamani arrotolati a formare un cerchio grande quanto il bacino del paziente, posti SOTTO IL MATERASSO ANTIDECUBITO, si genera una zona di scarico pressione. questo è fondamentale! l’igiene deve essere ovviamente molto curata. ho ottenuto sempre ottimi successi in tempi ragionevoli (meno di due mesi!) , nella cura di queste lesioni. ovviamente ci sono delle variabili, bisogna tener conto della stadiazione dell’ulcera, se è contaminata e/o colonizzata, se l’alimentazione è aduguata (fondamentale l’apporto proteico, utile AMINOTROFIC costituito da aminoacidi per os), se si trata di un ulcera con escara e/o slough-fibrina, in questo caso andrà “sbrigliata” con un debridment autolitico e/o enzimatico, oppure se è un ulcera secernente ecc.. la terapia varia a secondo dello stadio e della condizione della ferita, ad esempio se vi è presenza di pus verdognolo, quasi certamente è un ulcera contaminata da pseudomonas aeruginosa che risponde bene alla gentamicina. le ulcere on guariscono se infette! bisogna quindi trattare l’infezione (meglio se con una coltura). Un altro caposaldo nella guarigione delle ulcere è l’elastocompressione ma in questo caso non è applicabile e il mantenimento della ferita, in ambiente umido (dopo il trattamento dell’infezione) per dar modo al tessuto di granulazione di procedere alla riparazione dei tessuti. la cute perilesionale va protetta con ossido di zinco concentrato. Ho utilizzato placche idrocolloidi (tipo duoderm), come medicazione primaria, con eventuale utilizzo di collagenasi con noruxol oppure iruxol (che contiene cloramfenicolo). la medicazione secondaria ottimale per il sito sacro-coccigeo, è un film sterile di poliuretano (tipo tegaderd) che ha il vantaggio di essere traspirante ma impermeabile ai liquidi e quindi, costituisce una buona barriera per pazienti allettati, con incontinenza anche doppia. le medicazioni vanno lasciate in sito per almeno tre giorni. per periodi minori, il tessuto di granulazione non ha letteralmente tempo per agire. nel caso la medicazione si staccasse, occorre ripeterla naturalmente. andrà rimosso il tessuto necrotico con irrigazioni con fisiologica (anche mista a perossido di azoto, che subito dopo deve essere risciacquata perchè istolesiva). trattare la lesione in modo più possibile “sterile”. saluti ed auguri.

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