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08 nov 2014

larve

Articolo suggerito dalla collega Luisa Caravita coordinatrice di sala operatoria, Ferrara 

La linea guida del NICE (National Institute for Health and Care Excellence) mette in evidenza la terapia larvale per il debridement.

La terapia larvale ha deversi nomi: biochirurgia, larval therapy, maggot therapy. Nata ai primi del novecento viene oggi sempre più riproposta per rimuovere le aree necrotiche delle lesioni da pressione e delle ulcere venose. La linea guida inserisce la terapia larvale come ultima scelta quando il chirurgo non può intervenire.

Trovarsi inaspettatamente le larve di mosca in una ferita è un problema serio, dato che queste provengono da una mosca adulta che si è appoggiata su altre superfici e la nostra ferita potrebbe avere una contaminazione batterica elevata.

Ai primi del 1900 si erano accorti che le larve di mosca avevano effetti positivi grazie alla rimozione di materiale necrotico, la tecnica si è diffusa fino alla comparsa e diffusione degli atibiotici.

Oggi per la rimozione del materiale necrotico viene ripresa in un una linea guida internazionale, il documento sintetico, debAlgorithm for risk assessment, prevention and management in adults” (Implementing the NICE guideline on Pressure ulcers (CG179) Published: April 2014) riporta una flow chart ed indica chiaramente la posizione in cui deve essere collocata la larval therapy.

Il ritaglio mostra gli step per le scelte da effettuare per il debridement.

Il debridement si rende necessario quando siamo davanti ad una lesione non stadiabile perchè tutto il tetto della lesione è necrotico o quando abbiamo una lesione di III è IV grado ed è presente un area necrotica che deve essere rimossa perchè può liberare sostanze settiche ed essere ottimo substrato per microrganismi patogeni.

Gli step sono, valutazione, scelta se debridement autolitico è appropriato o se necessario il debridement chirurgico.

Se il debridement chirurgico è controindicato per le comorbilità del paziente il documento propone di considerare la terapia larvale. Il documento suggerisce l’utilizzo della terapia larvale che potrebbe non essere accettata dal paziente, che potrebbe essere costosa o se la chirurgia non è indicata bisogna vedere se l’attesa di vita è breve. La terapia larvale concettualmente è semplice, si utilizzano larve sterili appena nate e si mettono su una ferita con materiale necrotico, quindi le larve crescono nella cavità nutrendosi e rimuovendo materiale potenzialmente settico.

Basta ordinarle, arrivano in barattolo distribuite su foglietti da applicare e bisogna poi creare una medicazione che le mantenga in sede.

In Italia la Biochirurgia è ripresa dalla linea guida sulle lesioni da pressione della regione Toscana che la accenna ma non la inserisce nella flow chart nemmeno come consigliato.

Lo stesso la linea guida sulle lesioni da pressione del Friuli Venezia Giuliale descrive come biomedicazioni dandone una spiegazione più approfondita delle biomedicazioni.

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