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01 dic 2014

Carissimi colleghi, mi è capitato di recente, in assistenza domiciliare, di dover assistere una signora affetta dal morbo di Buerger. Ci sono delle zone necrotiche alle dita dei piedi e recentemente sono comparse zone scure anche alle dita delle mani. la signora lamenta forte dolore. Avete esperienza su questo tipo di malattia ? come avete gestito il caso? 

Grazie, Alice

Una risposta a “Morbo di Buerger, il dolore alle dita dei piedi e delle mani è fortissimo: come intervenire?”

  1. Klarida Hoxha on

    Il Morbo di Bürger è una malattia infiammatoria cronica, definita anche tromboangioite obliterante, che colpisce certe arterie e vene (principalmente delle estremità), di solito causandone l’ostruzione (da cui il termine obliterante) in conseguenza della formazione di trombi.

    I sintomi derivano dall’infiammazione dei vasi che finiscono con l’occludersi. Dapprima il paziente può avvertire una sensazione di freddo o un dolore, simile a punture d’ago, in uno degli arti, destinato in seguito a divenire violento e localizzato ai tessuti irrorati dai vasi sanguigni. Infine possono verificarsi le conseguenze dell’insufficiente irrorazione, cioè ulcerazioni o zone di gangrena sulla pelle delle estremità colpite, gangrena che può finire per compromettere un dito dei piedi o anche l’intera gamba.

    a) Divieto assoluto di fumare, sia direttamente sia indirettamente (cioè respirando il fumo altrui). Molti pazienti mostrano un notevole e immediato miglioramento già poche settimane dopo aver smesso questa abitudine;

    b) somministrazione di cortisonici, antinfiammatori non steroidei (FANS), anticoagulanti e vasodilatatori; la terapia di associazione dà spesso buoni risultati.
    Abbiamo trattato diversi casi con questo tipo di patologia e i risultati sono stati abbastanza buoni. Ovviamente non si può guarire completamente ma si può migliorare la qualità di vita tenendo sotto controllo la sintomatologia del dolore.

    Oltre alla somministrazione ciclica di vasodilatatori un protocollo consolidato e molto utile è stato quello di associare:
    – Un ciclo di terapia con ossigeno iperbarico (OTI): è una terapia basata sulla respirazione di ossigeno puro sotto pressione, in un particolare ambiente (camera iperbarica). La pressione permette la diffusione dell’ossigeno nel sangue in concentrazione superiore anche dieci volte rispetto a quella normale. Si stimola così la sintesi di un gas, il monossido di azoto (NO), che favorisce la circolazione del sangue nella pelle, mobilizza le cellule staminali importanti per la rigenerazione della pelle e attiva i fibroblasti (cellule in grado di produrre il materiale extracellulare che mantiene la consistenza della pelle);

    – Somministrazione graduale secondo schema di Trental E.V. durante le sedute di OTI;

    – FREMS™ terapia: ha un effetto curativo duraturo, riduce rapidamente il dolore, non ha effetti collaterali, agisce positivamente sulla circolazione aumentando la vascolarizzazione dell’area trattata e ha un effetto decontratturante. La terapia si attua con l’applicazione di piccoli elettrodi transcutanei nell’area da trattare. Il paziente si sdraia su un lettino e una volta applicati gli elettrodi inizia il trattamento che dura mediamente 30 minuti. Durante gli studi che hanno condotto allo sviluppo di FREMS™, sono state studiate le azioni sulle cellule endoteliali e le muscolature lisce dei vasi, soprattutto in relazione agli effetti di depolarizzazione sincrona, vasomozione, rilascio di Ossido Nitrico (NO) e produzione di fattori di crescita angiogenetici (potenziati anche dall’ azione di OTI, che lavora con gli stessi principi);

    – Medicazioni adeguate allo stadio delle ferite, solitamente si lavora per demarcare le zone necrotiche, asciugarle per farle “mummificare” e “cadere”, toccature di betadine, o medicazioni antinfiammatorie come l’ittiolo.

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