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30 dic 2014

lesioni da decubito

lesioni da decubito

Il termine lesioni da decubito (ldd) indica un’area localizzata di danno della cute e dei tessuti sottocutanei, causata da forze di pressione, trazione, frizione o da una combinazione di questi fattori, che si forma normalmente in corrispondenza di prominenze ossee e la cui gravità è classificata in diversi stadi.
Le ldd colpiscono prevalentemente la popolazione anziana e i soggetti con compromissione dell’autonomia funzionale che può andare dall’ipofunzionalità all’allettamento completo.
Secondo la NPUAP è stata calcolata una prevalenza globale delle lesioni che nei reparti per acuti è del 14,8%, nella terapia intensiva del 21,5%
Inoltre è stata identificata come la fascia maggiormente coinvolta sia quella fra i 71 e gli 80anni. È un problema quindi destinato a crescere in ragione dell’invecchiamento della popolazione.

Esistono dei fattori di rischio che possono esporre più facilmente il paziente a sviluppare la ldd.
Estrinseci: di carattere localizzato come pressione, macerazione, attrito o frizione, stiramento o taglio.
Intrinseci: di carattere generale, legati alla condizione del paziente, quali età, riduzione della mobilità, malnutrizione e malattie croniche quali patologie vascolari, diabete.
Le lesioni da decubito è la conseguenza diretta di un’elevata e/o prolungata compressione, di forze di taglio o stiramento che causano uno stress meccanico ai tessuti e la strozzatura dei vasi sanguigni.
Se permangono, si giunge alla morte cellulare con la successiva formazione di necrosi dovuta all’aumento dell’ipossia tissutale, determinando un’ischemia locale.
1° stadio: è presente un eritema della cute integra che non scompare una digito pressione.
2° stadio: coinvolge l’epidermide e il derma, presentandosi clinicamente come un’abrasione.
3° stadio: l’ulcera si estende fino al sottocute senza però oltrepassarlo.
4° stadio: lesione a tutto spessore che si estende sino al muscolo e/o osso.

(ecco un documento utile: linee guida sulla prevenzione delle lesioni da decubito)

La premessa dal punto di vista terapeutico è quella di prevenire la formazione dell’ulcera, attraverso una valutazione corretta dei paziente.
Quando la prevenzione non è sufficiente e si va incontro a questa condizione, è necessario curare la lesione con l’utilizzo di medicazioni avanzate quali alginati, carbossimetilcellulosa, schiume di poliuretano, idrocolloidi, idrogeli, film semipermeabili, medicazioni a base di argento, pomate enzimatiche, adoperate in base alle caratteristiche della lesione.
In generale le medicazioni avanzate rispondono ad alcuni principi quali:
Mantenere l’ambiente umido in maniera bilanciata, Essere traspiranti, Garantire l’isolamento termico, Avere elevata capacità assorbente;
proteggere le lesioni da infezioni, Non aderire all’area cutanea lesa, Evitare traumatismi, allungare gli intervalli tra i cambi, avere la possibilità di far monitorare il processo riparativo senza rimuovere le medicazioni.
Quando necessario bisogna procedere con atti terapeutici di un altro livello come la terapia a pressione negativa (NPWT) o più invasi come il courettage chirurgico tramite lama fredda o idrobisturi.

Studio clinico sulle lesioni da decubito

Questa è una piccola descrizione delle lesioni da decubito; ora vi presento uno studio clinico che ho svolto per la mia tesi di laurea. (Visione completa della Tesi di laurea Elisa Ronzullo).Ho effettuato un’analisi retrospettiva dei dati di due reparti di lungo degenza dell’Arci-Ospedale Sant’Anna di Ferrara, in particolare Ucg e Umr San Giorgio, tratti dalle «schede di monitoraggio delle lesioni da decubito» dell’anno 2012-2013.

Sono stati inclusi pazienti senza limiti di età o sesso, che presentassero la presenza o l’insorgenza di LDD durante la degenza in reparto, di qualsiasi dimensione e in qualsiasi sede.

Sono invece stati esclusi pazienti che presentavano lesioni ulcerative su base vascolare (insufficienza venosa cronica, ischemie critiche).

I dati presi in considerazione sono:
Tipo di lesione, sede, tipo di trattamento effettuato, evoluzioni qualitative della lesione (miglioramento/peggioramento), durata del trattamento espresso in giorni (da inizio trattamento fino a guarigione o a dimissione del paziente) ed il numero totale di medicazioni effettuate durante il ricovero.
Per dimostrarvi come sono stati analizzati i dati vi porgo all’attenzione uno dei 10 casi clinici, il quale in particolare è stato sottoposto a un trattamento non convenzionale come la NPWT.

Presentazione del caso clinico
Uomo di anni 32 trasferito da un reparto di rianimazione con diagnosi all’ingresso di tetraplegia post traumatica.
L’ anamnesi patologica remota è silente. Braden score all’ingresso 11.
Il paziente presenta una lesione al tallone dx e sx, con ampia raccolta sierosa sottocutanea.
Le dimensioni delle lesioni sono di 3×4 cm.

Nonostante il trattamento con idrogel, garze antibatteriche, si è assistito comunque ad un peggioramento delle lesioni.

La profondità delle lesioni sono di circa 1,5 cm e presentano una componente fibrino-necrotica sul fondo e lungo i bordi, che appaiono macerati.
Visto l’aggravamento delle lesioni da decubito è stata richiesta, su prescrizione medica, la npwt che dopo soli 4 giorni ha cominciato a dare ottimi risultati

Le due lesioni sono ampiamente migliorate. È praticamente scomparsa la componente necrotica tissutale, si è notevolmente ridotta la % di fibrina sul fondo, è diminuita la profondità delle lesioni e il fondo presenta ampio tessuto di granulazione.

Terminato il trattamento con NPWT, risulta ridotto il diametro e anche la profondità due ferite che appaiono ben granuleggianti e prive di segni d’infezione. 

La NPWT ha portato a risultati più vantaggiosi e in tempi rapidi; Inoltre è comprovato il controllo della carica batterica, gestione dell’essudato e gestione globale della ferita.

Questo tipo di medicazione sta conquistato il mercato delle medicazioni avanzate introducendo importantissimi miglioramenti nella cura delle ferite difficili e delle lesioni da decubito, condizione che ancora oggi colpisce la maggior parte dei nostri pazienti.

 

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