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16 gen 2015

Elastocompressione

Elastocompressione (benda elastica)

I bendaggi elastocompressivi sono di diverse tipologie e a seconda di come vengono utilizzati possono avere modalità d’azione diverse. Vediamo insieme in quest’articolo le principali funzioni e modalità di azione dei bendaggi, le tipologie di bende e le indicazioni all’uso, infine le modalità di confezionamento dei bendaggi elastici e multistrato.

Le principali funzioni dei bendaggi

I bendaggi elastocompressivi possono servire per scopi diversi e le principali funzioni per cui vengono utilizzati sono:

  1. Esercizio di pressione dosata sui tessuti e sulle vene, in rapporto alla capacità che l’individuo ha di deambulare
  2. Controllo dell’edema
  3. Contrasto degli effetti negativi dell’ipertensione venosa persistente
  4. Miglioramento dell’ossigenazione e dell’apporto nutrizionale dei tessuti

Modalità d’azione dei bendaggi

Il bendaggio flebologico sfrutta situazioni diverse a seconda che si voglia giovare di una “pressione di riposo” (statica) o di una “pressione di lavoro” (dinamica).

  • La pressione di riposo (PdR) dipende essenzialmente dall’elasticità strutturale della benda, ovvero dalla capacità di recuperare la lunghezza di base dopo l’estensione. La pressione a riposo è più elevata se si utilizzano bende a lunga elasticità che generano un importante effetto compressivo di superficie adatto appunto nella situazione di riposo ma che non riesce a contrastare l’espansione dei ventri muscolari sottostanti al momento della deambulazione.
  • La pressione di lavoro (PdL) dipende invece dalla validità dell’espansione di contrazione dei muscoli delle gambe. I muscoli surali sono strutture capaci di accorciarsi durante la loro attività: i ventri muscolari si gonfiano in senso latero-laterale, esercitando un’utile azione di compressione e spremitura sui vasi venosi profondi. Per ottenere un’elevata pressione di lavoro è necessario usare bende a ridotta estensibilità, in grado di contenere l’espansione e contrazione dei muscoli delle gambe.

Tipi di bende e indicazioni all’uso

  • Bende anelastiche o a ridotta estensibilità (estensibili sino al 40% del valore basale).
    Possono essere adesive o meno ed esercitano una pressione di lavoro molto elevata ma una bassa pressione di riposo: è un bendaggio inefficace per persone non deambulanti. La benda a corta estensibilità, cioè con estensibilità inferiore al 70% in tensione del 50% circa, esercita una compressione di circa 8-12 mm Hg. 
  • Bende a media elasticità (estensibili fra il 70-140% del valore basale).
    Esercitano una pressione di lavoro meno elevata rispetto a quelle anelastiche ma una discreta pressione di riposo: si possono usare in pazienti con edema poco deambulanti, ma con necessità di rimozione del bendaggio per medicazioni frequenti. La compressione in tensione è di circa 18 mm Hg e vanno rimosse la sera. 
  • Bende a lunga elasticità (estensibili più del 140%).
    Esercitano una bassa pressione di lavoro ma una pressione di riposo molto alta: sono usate per il mantenimento dopo la riduzione dell’edema, su arti distrofici dove le calze sono controindicate. La pressione esercitata è molto alta: 38-42 mmHg di conseguenza il bendaggio confezionato con questa benda è sempre mobile e va rimosso alla sera. 

Confezionamento di un bendaggio elastico

Il bendaggio elastico deve essere applicato in due strati:

Primo strato: è sempre lo strato protettivo in cotone di Germania o in materiale sintetico con analoghe caratteristiche che ha lo scopo di proteggere le prominenze ossee (cresta tibiale, malleoli) e determinare una compressione concentrica, cioè con valore di compressione costante in qualsiasi punto di una circonferenza. Se si modifica il raggio di curvatura applicando l’imbottitura all’interfaccia cute-bendaggio si possono verificare due eventualità: se la pressione sotto il bendaggio viene ridotta si determina una compressione eccentrica negativa (fossette retromalleolari) mentre se la pressione viene aumentata si determina una compressione eccentrica positiva (es. perforanti).

Secondo strato: Può essere eseguito con benda corta, media o lunga elasticità. Deve essere mobile quando vi è necessità di medicare frequentemente (infezione o presenza di tessuto da rimuovere), fisso quando le caratteristiche della lesione consentono medicazioni meno frequenti. La tecnica utilizzata può essere a spirale o a “8” (o spina di pesce). È indispensabile tenere presente che maggiore è la sovrapposizione delle bende, maggiore è la compressione; inoltre è importante ricordare che il piede deve essere flesso dorsalmente (posizione a martello) per evitare pieghe alla caviglia.

Il bendaggio elastico dell’arto deve essere applicato con compressione graduale e decrescente dalla caviglia al ginocchio. Si ottiene così un arto eumorfico mantenendo la stessa tensione della benda per la legge di Laplace (secondo la quale la pressione (p) è direttamente proporzionale alla tensione (t) della benda e inversamente proporzionale al raggio (r) della gamba). Per questo motivo, il primo strato serve per regolarizzare il raggio dell’arto “cilindrico” o viceversa a “fiasco”.

Confezionamento del bendaggio multistrato

Il bendaggio multistrato mediante bende a corto o medio allungamento può modificare la qualità finale del bendaggio: se si utilizza una benda a corto allungamento e si effettua un bendaggio in più strati si otterrà un bendaggio quasi inestensibile, mentre se si utilizza una benda a media estensibilità si otterrà un bendaggio a corto allungamento.

Esistono kit adeguati alla circonferenza della caviglia, consigliati in fase di infezione risolta e nelle fasi di detersione avanzata, in quanto possono rimanere in sede fino a sette giorni senza alterare di molto la pressione iniziale.

Controindicazioni all’elastocompressione.

Le principali controindicazioni all’elastocompressione sono:

  • Scompenso cardiaco
  • Arteriopatia cronica obliterante (ABI < 55% prudenza tra 55- 70%)
  • Paziente non autosufficiente (con gravi patologie concomitanti)
  • Malattie dermatologiche che controindicano sistemi occlusivi

Inoltre esistono patologie come le allergie ai materiali elastici, neuropatie sensitive e cisti di Baker, per le quali è necessario valutare di volta in volta se è il caso di evitare la terapia compressiva oppure di utilizzarla con una serie di accorgimenti.

Avvertenze importanti per l’uso di bende ad elevata elasticità e multistrato:

  • se il paziente dovesse avvertire una sensazione di dolore o parestesia in posizione distale rispetto al bendaggio, questo deve essere subito rimosso
  • il bendaggio fisso può rimanere in sede fino ad un massimo di sette giorni
  • le fasciature devono essere eseguite da personale sanitario esperto. È quindi necessaria un’adeguata formazione e addestramento nella tecnica di bendaggi
  • è fondamentale verificare sempre che il bendaggio a gambaletto termini a un centimetro sotto la testa del perone
  • in ogni caso dopo aver eseguito un bendaggio è sempre consigliabile far deambulare il paziente per venti minuti prima di congedarlo

 

2 risposte a “Elastocompressione e modalità d’azione dei bendaggi”

    • Klarida Hoxha on

      Hai ragione Barbara, il termine non è scorretto ma sicuramente sarebbe più idoneo “chiamarla” terapia compressiva. L’ elastocompressione potrebbe indurre in errore pensando alla benda elastica mentre la terapia compressiva comprende tutti i tipi di bende. Il termine può risultare incompleto.
      Approfitto in questo caso per rimandare al link di un documento AIUC sulla Terapia Compressiva, (http://www.aiuc.it/clients/www.aiuc.it/public/files/posizionamento_bendaggi.pdf) che potrebbe essere utile a chi è interessato.
      Grazie per la segnalazione

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