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18 gen 2015

L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle persone affetta da diabete sta portando a un incremento delle ulcere arteriose. Si stima che entro il 2040 oltre il 50% della popolazione oltre i 65 anni di età avrà il diabete e il 6% di loro sarà affetto da complicanze al piede. Già oggi si effettuano 70 mila amputazioni all’anno, la maggior parte delle quali viene eseguita come primo trattamento dell’ischemia, senza effettuare nessuna angiografia preventiva. I costi delle ulcere arteriose sono economici e sociali: perdita di stipendi, mantenimento sociale, disabilità (il 60%-80% è incapace di camminare), depressione (35%), aumento la ri-ospedalizzazione (22% a 30 giorni) e della mortalità (40%).

Secondo i dati di Medicare (USA) per il 2008, curare il piede diabetico costa 25.000 euro e ogni amputazione assorbe risorse per 40.000 euro. 

Il 18-20 ottobre 2013 a Las Vegas (USA), in occasione del vertice LUNA organizzato dalla Novadaq (leader mondiale nella tecnologia diagnostica per immagini), gli esperti hanno affrontato queste tematiche e hanno condiviso l’idea che solo un approccio di squadra permette di migliorare i risultati, ridurre le complicanze e i costi della assistenza sanitaria. Tra le novità presentate, ha suscitato interesse il nuovo sistema LUNA Fluorescence Angiography che permette la valutazione della perfusione tissutale nelle ferite difficili usando la SPY Technology che cattura sequenze di immagini di alta qualità della circolazione sanguigna, dei vasi grandi e piccoli e della perfusione tissutale e degli organi.

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LUNA utilizza il verde di indocianina (ICG) che assorbe e riflette la luce. Le immagini fluorescenti sono visibili nel monitor del computer e mostrano il flusso sanguigno e la perfusione nell’area della ferita. L’ICG iniettato resta all’interno dei vasi (non esce nello spazio extravascolare) permettendo la visione di più immagini nello stesso. LUNA identifica i pazienti affetti da ferita difficile, esiti di radioterapia, innesto o lembo a rischio che possano beneficiare della ossigenoterapia iperbarica (OTI).

L’intervento chirurgico per la correzione della ferita può essere rinviato a quando sia ottenuta, con l’OTI, l’angiogenesi ottimale. Se l’approccio terapeutico classico comporta la probabilità di amputazione maggiore (alla coscia) in 1 paziente su 10 (9%), associando l’angiografia digitale alla terapia iperbarica si aumenta la possibilità di evitare l’amputazione maggiore in 1 paziente su 3 (31%).

Il dottor Andrew Salzberg ha presentato un esempio di successo nella associazione tra la angiografia fluorescente e l’OTI, come mostra l’ immagine seguente. 2

 

La figura A mostra l’immagine standard del piede prima della terapia iperbarica. La figura B mostra che il piede è un po’ più vascolarizzato nei primi 30 secondi di respirazione di ossigeno iperbarico. Nella figura C si può vede il miglioramento netto della vascolarizzazione 60 secondi dopo l’inizio della respirazione di ossigeno iperbarico. Questo permette ai medici di determinare il bisogno di altre sedute in camera iperbarica dopo la rivascolarizzazione. 

Questo altro esempio mostra un ulcera nel lato esterno del piede con il flusso sanguigno ridotto (progressivamente dalla fig. A alla figura D).

 

Aumento della perfusione

Aumento della perfusione attraverso l’ossigenoterapia iperbarica

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