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24 gen 2015

Buon giorno sono Maria Piubeni, una studente di infermieristica. Durante l’anno accademico i nostri docenti ci hanno dato diverse opinioni riguardo l’utilizzo della tecnica dell’irrigazione nel trattamento delle ferite chirurgiche. Facendo una ricerca in internet ho trovato che le ultime pubblicazioni riguardo il tema delle irrigazioni sono del 2006, per cui mi chiedevo quale fosse la vostra opinione e quali siano gli ultimi aggiornamenti riguardo l’irrigazione della ferita chirurgica.

Grazie per la vostra attenzione

Maria Piubeni

 

 

Cara Maria,

ti ringrazio per la richiesta e per la curiosità nell’argomento.

Esistono molte linee guida, vari studi condotti e documentati che puoi trovare nella ricchissima piattaforma PubMed, dove potrai scoprire molte risposte sia alla tua domanda sia per tutto quello che la nostra professione affronta.

Parliamo in maniera sintetica di quello che chiedi.

L’irrigazione di ferita è una delle pratiche più importanti che possiamo effettuare.

Le soluzioni utilizzate per l’irrigazione della ferita servono per rimuovere detriti e batteri, per poter eseguire un’ispezione visiva, per prevenire l’infezione, diminuire la carica batterica e promuovere la guarigione.

Le soluzioni utilizzate sono le seguenti:

  • Soluzione fisiologica 0,9%
  • Acqua sterile
  • Acqua potabile (di rubinetto)
  • Soluzione diluita con 1% iodopovidone

Tutte le ferite devono essere considerate contaminate, quindi soggette alla presenza di batteri.

Le uniche soluzioni per l’irrigazione delle ferite con controindicazioni assolute sono quelle che contengono iodio. Le soluzioni a base di iodio, come ad esempio 1% iodio-povidone, non deve essere usato, ovviamente, in pazienti che presentano allergia. Inoltre, noi operatori dobbiamo tenere in considerazione che l’assorbimento sistemico di iodio aumenta con il tessuto danneggiato. Di conseguenza, queste soluzioni dovrebbero essere evitate in donne in gravidanza, neonati e pazienti con disturbi della tiroide.

Gli studi che confrontano le soluzioni utilizzate per l’irrigazione, spesso mostrano risultati contrastanti; tuttavia, l’irrigazione ad alta pressione permette la diluzione della carica batterica diminuendo così il tasso d’infezione.

Soluzione fisiologica

In assenza di uno standard per il trattamento, visto la presenza di molte linee guida, la preferenza attuale è l’irrigazione con soluzione fisiologica 0,9% applicata con una siringa e paraspruzzi.

siringa paraspruzzi

Acqua sterile

Pochi studi hanno valutato l’impiego di acqua sterile come soluzione di irrigazione ferita. Questi studi non hanno rilevato alcuna differenza statistica tra l’irrigazione con acqua sterile e la soluzione fisiologica.

Acqua Potabile (di rubinetto)

La letteratura attuale non ha trovato differenza nei tassi di infezione della ferita in situazioni di emergenza quando si usa acqua di rubinetto potabile.

La preoccupazione era che l’acqua di rubinetto potesse introdurre batteri in una ferita già contaminata. Tuttavia, gli studi non hanno dimostrato aumenti di infezione e differenza dei tassi di guarigione nelle ferite irrigate con acqua di rubinetto rispetto alla Soluzione Fisiologica.

Una revisione della “Cochrane” (Cochrane Library) sull’utilizzo di acqua del rubinetto, ha concluso:

“Sulla base dei trial randomizzati finora realizzati, l’evidenza suggerisce che l’acqua del rubinetto è improbabile che possa essere dannosa se utilizzata per la pulizia della ferita.”

Come professionisti, non dimentichiamoci però di utilizzare il pensiero critico ed il processo decisionale. Quindi prima di irrigare la ferita con acqua di rubinetto dobbiamo tener conto della qualità delle acque, della natura di ferita e le condizioni generali del paziente, compresa la presenza di comorbidità.

Soluzione diluita con 1% iodopovidone

Esso ha proprietà battericide; è efficace contro un ampio spettro di batteri, funghi e le spore. Bisogna tener presente che lo iodio-povidone può essere tossico per i tessuti e può comportare un ritardo di guarigione delle ferite. Quindi bisogna valutare la concentrazione dello stesso.

Clorexidina e perossido di idrogeno

Sono antisettici tossici per i tessuti sani e ostacolano la guarigione della ferita. Non devono essere utilizzati per l’irrigazione.

Non dimentichiamoci infine, dell’importanza della pulizia della ferita (Debridement), indispensabile per accelerare la guarigione rimuovendo i detriti e diminuendo la carica batterica.

Piccoli accorgimenti:

  • Anestetizzare la ferita: in questo modo la procedura può essere fatta in maniera accurata;
  • Irrigare ad una pressione > 8 psi : Una forza di 8 psi è considerata il minimo per irrigare ad alta pressione e per dare la forza necessaria per superare l’adesione dei batteri.
  • Quantità sufficiente della soluzione (50-100 ml)

L’irrigazione deve comunque essere eseguita più volte nel tempo e in ogni caso ogni volta che viene monitorata la ferita.

Per monitorare lo stato sistemico del ns. paziente, qualora lo stato “visivo” della ferita ci induca al sospetto di un’infezione, si possono far richiedere esami ematici specifici per controllare gli indici di flogosi, un’esame ecografico per verificare lo stato dei tessuti molli  o un ecocolordoppler per verificare la condizione circolatoria.

Ti inserisco di seguito qualche link utile alla tua ricerca.

http://www.racgp.org.au/afp/2013/december/post-operative-wound-management/

http://emedicine.medscape.com/article/2035293-overview#showall

Concludo augurandoti un grande in bocca per il tuo futuro!

Elisa Ronzullo

Una risposta a “Irrigazione ferita: quali sono gli ultimi aggiornamenti?”

  1. SALUTA PAOLA on

    Mi piacerebbe approfondire con voi anche le irrigazioni con ringer pressurizzato (sofarclean) e se l’uso del prontosan può considerarsi irrigazione o antisepsi. Grazie

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