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07 feb 2015

Sviluppo di una tecnica innovativa per raccogliere le proteasi dalle lesioni croniche

Le proteasi giocano un ruolo essenziale nella normale guarigione delle ferite. Questi enzimi proteolitici che degradano le componenti della matrice cellulare danneggiate compaiono durante i primi giorni del normale processo di guarigione, poi nel mentre che la ferita procede dalla fase infiammatoria alla fase proliferative i loro livelli diminuiscono.

metalloproteasi

Nelle lesioni croniche o di difficile guarigione i livelli di proteasi, in particolare le metalloproteasi della matrice (MMPs), MMP-2, MMP-8, MMP-9 e le elastasi neutrofile umane (HNE) restano elevati, con attività trenta volte maggiore rispetto le ferite acute. Inoltre le lesioni croniche mostrano uno squilibrio tra le MMPs e i loro inibitori, gli inibitori tissutali delle metalloproteasi della matrice (TIMPs).

L’eccessiva attività protesica ostacola la guarigione delle ferite degradando la matrice extra-cellulare inattivando i fattori di crescita e loro recettori. Un team di esperti nel 2010 ha concluso che sebbene altri biomarcatori nelle ferite possano essere associati ad una mancata guarigione la valutazione dei livelli di proteasi detiene il maggior potenziale per lo sviluppo di una diagnostica delle lesioni.

I centri del SerenaGroup (come Cambridge, MA) e una serie di centri partner di Systagenix (come Gargrave, England) hanno collaborato per concludere una serie di trials clinici e di laboratorio per sviluppare la prima diagnostica del punto di cura, che ha condotto alla procedura attuale, la Serena Technique C per la misurazione di elevata attività protesica (EPA) per MMPs e HNE affidabile e ripetibile. I trials iniziali sono stati condotti in un unico centro di ferite con l’obiettivo di trovare un tampone e una tecnica in grado di raccogliere una quantità fissa di essudato dalle ferite. I tamponi di poliestere raccolgono costantemente 50 ml di essudato.

Un trials multicentro, che ha testato diverse tecniche inclusa la tecnica tradizionale Lenne, ha portato al metodo per raccogliere il campione.

Una volta che il campione e la tecnica hanno dato costantemente risultati compatibili con quelli ottenuti nel laboratorio di riferimento, la fase successiva era di definire il livello esatto di EPA alla quale la guarigione della ferita era compromessa. I test sull’EPA sono stati sottoposti a trial clinico in 8 cliniche in tutti gli Stati Uniti. Il primo trial su pazienti con ferite che non guariscono ha rilevato EPA nel 28% delle ferite. Ferite di tutte le comuni eziologie (diabetiche, venose, da pressione, arteriose, chirurgiche e traumatiche) avevano percentuali simili di EPA ( range 22-33%). Se una ferita aveva EPA c’era il 90% di probabilità di non guarigione.

L’esperienza nei centri di cura delle ferite e un’indagine dei professionisti medici negli Stati Uniti ha confermato che l’esame clinico non è affidabile nel fare diagnosi di EPA e che la dimensione e la durata delle ferite non potevano predire EPA.

Ci si aspetterebbe che la riduzione delle proteasi nelle ferite che esprimono EPA promuova la guarigione. Un trial randomizzato nelle ulcere croniche venose della gamba ha dimostrato una diminuzione delle proteasi nelle ferite trattate con ORC ( matrice cellulare rigenerata con collagene ossidato). Simili scoperte sono state riferite nelle ulcere diabetiche del piede. È stato evidenziato che la doxicillina orale riduce l’attività protesica. Alla fine ci possono anche essere altre medicazioni e terapie sistemiche che diminuiscono le attività proteasiche.

LA TECNICA SERENA

Prima di raccogliere i campioni, ripulire con soluzione salina rimuovendo tutto il materiale libero e i resti degli agenti terapeutici, è meglio non fare debridment prima di eseguire il tampone. Il sangue interferisce con il test scolorendo la striscia e contiene TIMPs che potrebbero condurre a falsi negativi. Se c’è sanguinamento l’emostasi deve essere raggiunta prima di ottenere i campioni. La fase successiva è quella di inumidire la ferita con soluzione salina finchè la ferita luccica. Un uso eccessivo di soluzione fisiologica deve essere evitato.

Altre soluzioni per il lavaggio dovrebbero essere evitate perché possono interferire con l’attività delle proteine e perciò condurre falsi risultati. Usare solo il tampone sterile fornito con il kit. Premere la testa della superficie del tampone contro la base della ferita parallelamente e ruotare e rotolare delicatamente il tampone parecchie volte esercitando pressione.

Continuare a ruotare il tampone nella stessa maniere finchè la testa del campione è completamente  macchiata dal fluido della ferita. Aree con crosta spessa o tessuto necrotico o non vitale, non dovrebbero essere tamponate. Altrimenti il tampone dovrebbe essere rotolato sull’intera superficie della ferita. Questo di solito richiede fino a 2 minuti.

Una risposta a “Tecnica Serena: il dosaggio delle metalloproteasi”

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