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06 mar 2015

bacteria-62993_640L’essere umano, come ogni essere vivente, non è immune dalla presenza quotidiana di microrgani­smi. Nella normalità i microrganismi, come ad esempio la naturale flora intestinale, collaborano al mantenimento dell’equilibrio necessario per il corretto funzionamento di un or­ganismo. Quando però le condizioni ambientali mutano in modo da aumentare la proliferazione dei microrganismi, sia che essi siano simbionti con l’essere vivente o no, si creano delle situazioni di disequilibrio che possono essere dannose per l’organismo stesso.

I batteri che crescono sulle superfici sono racchiusi all’interno di biofilm. I biofilm sono co­stituiti da microcolonie di cellule batteriche incapsulate in sostanze polimeriche secrete dalle cellule stesse e che agiscono da colla tra biofilm e superficie di attacco. I biofilm intrappolano i nutrienti necessari per la crescita della popolazione microbica e le ferite sono una superficie particolarmente appetibile per questi microrganismi perché in esse sono presenti tessuto e sangue ricchi di nutrienti.

Di solito i biofilm sono costituiti da diversi strati di microrganismi. La comunicazione tra le cellule presenti è un fattore cru­ciale per lo sviluppo e il mantenimento del biofilm stesso.

Un microrganismo famoso per la sua ca­pacità nel produrre biofilm è  Pseudomonas aeruginosa che tramite particolari molecole di sua pro­duzione, richiama altre cellule della sua specie che aumentando di numero, iniziano a sviluppare il biofilm (è stato verificato in vitro che entro un’ora il microrganismo aveva aderito e in 10 ore aveva sviluppato un biofilm maturo). La velocità di crescita di un microrganismo è da considerare nel trat­tamento di una ferita per la scelta dei corretti presidi di medicazione.

Il biofilm continua a crescere attraverso la divisione, l’accumulo di nuove specie batteriche, la pro­duzione di sostanze polimeriche e l’intrappolamento di detriti cellulari.

Allora come combattere i biofilm in una ferita?

biofilm

Le fasi di crescita e di atticchimento del biofilm

I microrganismi si trovano normalmente anche sulla nostra pelle ma quando è presente una ferita, il rischio che i microrganismi penetrino all’interno dei tessuti e vadano nel sangue causando potenzial­mente una infezione sistemica, aumenta. Questo rischio aumenta in modo importante quando abbia­mo davanti una persona sensibile da un punto di vista clinico e quindi che soffre di più patologie e ferite croniche. 

Diventa allora necessario cercare di abbassare la carica microbica tramite un’accurata igiene della cute integra e non integra. Nel caso in cui fosse già presente il biofilm, è invece necessario cercare di elimi­nare gli strati presenti che vanno a soffocare il tessuto sano sottostante e quindi inibiscono la guari­gione. L’eliminazione degli strati può avvenire meccanicamente da personale qualificato tramite piccoli strumenti chirurgici (curette), oppure tramite medicazioni specifiche in grado di sciogliere il materia­le formato dalle colonie batteriche.

Quando la colonizzazione è avvenuta, le cellule batteriche racchiuse in biofilm sono protette dagli attacchi del sistema immunitario. In questo caso si può ricorrere all’utilizzo di antibiotici ad ampio spettro o dopo l’esecuzione di un tampone sulla ferita, viene prescritto un antibiotico specifico alla sensibilità del patogeno.

Per il trattamento di ferite infette come in questo caso, è di particolare importanza un approccio multidisciplinare di medici, infermieri, tecnici di laboratorio e infettivologi poiché complessa la guarigione di ferite croniche. Complessa ma non impossibile, soprattutto se si crea quel rapporto di fiducia con la persona assistita che fa ottenere collaborazione e guarigione.

Una risposta a “Biofilm: cos’è, come si forma e qual è l’approccio alla ferita”

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