Esperti di Vulnologia
Laboratorio di idee ed esperienze

Scrivi allo staff di Esperti di Vulnologia

FAI LA TUA DOMANDA

07 mag 2015

Sono infermiere domiciliare e seguo da circa due mesi un piede diabetico (lesione non vascolare sul I dito III falange da operato maldestro di un podologo). La lesione ha un lento miglioramento e lo strato di fibrina, trattato con Iruxol, si sbriglia lentamente. Oggi mi sono accorto che il pz prende Xarelto. La mia domanda: quanto influisce l’azione anticoagulante sulla guarigione della lesione? Ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti. Bruno Sist

Una risposta a “Uso dell’ anticoagulante Xarelto: influisce sul ritardo di guarigione del piede diabetico?”

  1. Klarida Hoxha on

    Gentile collega, grazie per averci contattato e posto il quesito.
    Il piede diabetico non è facile da gestire perché i fattori di compromissione sono numerosi.
    Il farmaco anticoagulante che prende potrebbe essere una delle cause in quanto sappiamo bene che questi tipi di farmaci hanno un effetto negativo sulle fasi precoci della cicatrizzazione (Kerstein 1997). Inoltre durante il trattamento con rivaroxaban è stato riscontrato un aumento degli enzimi epatici ma senza aumento rischio di tossicità epatica (Borris LC, Vasc Health Risk Manag 2008; 4: 855-862) e anche questo potrebbe influire nel ritardo di guarigione. Non credo personalmente che sia l’ unica causa.
    Innanzi tutto per escludere che vi siano altri fattori di compromissione bisogna eseguire una serie di altre valutazioni quali:
    • ecocolordoppler artero-venoso anche se lei afferma che non è una lesione vascolare poiché il microcircolo nel piede diabetico è comunque compromesso dalla presenza di neuropatia periferica che non permette la corretta contrazione delle arteriole e quindi la perfusione ideale per poter guarire una lesione di questo tipo;
    • ossimetria transcutanea (PtcO2). Il valore normale è maggiore di 40 millimetri di
    mercurio (mmHg). La prognosi è critica per un valore inferiore a 20 mmHg;
    • valutazione con LaserDopplerFlussimetria (LDF) al primo dito del piede leso:
    – indice Toe Brachial Index (TBI): nel piede diabetico il flusso ematico è efficace per
    un valore TBI ≥ 0,2;
    – test dell’iperemia post-occlusiva: compressione del primo dito del piede per tre
    minuti poi rilascio immediato e valutazione dei tempi e morfologia della ripresa del
    flusso ematico nel dito. E’ un indicatore della corretta sintesi di monossido di azoto
    (NO), ciò è importante in quanto il meccanismo di azione di farmaci quali i
    prostanoidi e l’ossigeno iperbarico, nel piede diabetico arteriopatico, è correlato
    all’innesco della sintesi di NO;
    – test del riscaldamento: valuta l’aumento delle unità di perfusione dopo
    riscaldamento del primo dito del piede leso dopo riscaldamento (valore normale:
    incremento di almeno cinquanta unità di perfusione). E’ un test per la diagnosi del
    piede diabetico neuropatico;
    – test della variazione posturale: valuta la riduzione delle unità di perfusione nel
    primo dito del piede leso dopo rapida variazione della posizione del piede (valore
    normale: riduzione di almeno cinquanta unità di perfusione). E’ un test per la
    valutazione della vasoregolazione che è alterata particolarmente nel piede diabetico
    neuropatico.
    Il piede diabetico neuropatico ha come terapia gold standard l’ utilizzo di una scarpa idonea con lo scarico completo della parte interessata. Per questo motivo è necessaria la consulenza di un fisiatra e l’ affidamento a un podologo di fiducia per il confezionamento di un ortesi in silicone per ridurre la pressione interdigitale e migliorare la postura del piede.
    E’ doveroso accertarsi che la lesione non sia infetta e ancora più importante se l’ osso non sia esposto o si tocchi con gli strumenti con cui pulisce o medica la lesione. In questo caso il dubbio che insorge è la presenza di osteomielite che potrebbe essere la causa principale a mio parere del ritardo di guarigione per cui bisogna indagare in questo senso (Rx o scintigrafia ossea con i leucociti marcati) nonchè il controllo costante della glicemia attraverso l’ emoglobina glicata e il suo compenso.
    Spero di esserle stata utile con la mia risposta, un caro saluto, Klarida Hoxha

    Rispondi

Rispondi

  • (will not be published)