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10 giu 2015

Salve desideravo sapere una utilissima informazione, mia zia circa due anni fa le è stata rimossa la protesi dell’anca destra in quanto a seguito di una brutta infezione, sono trascorsi due anni ma la ferita stenta a chiudersi, io la sto medicando tre volte a settimana con betadine al 30% poi inserisco in loco acticoat (garze a base di argento) imbevuto di betadine, e actisorb silver in quanto la ferita secerne tanto, non maleodorante, ne pus o secrezioni dense o verdastre. Premetto che ho usato ogni tipo di prodotto tipo : iruxol, promogram, aquacel, ma senza grandissimi risultati, posso dire però che la ferita si presenta a distanza dei due anni pulita, all’interno non in fase di granulazione ma meno profonda, ogni tanto per valutarne la crescita inserisco della fisiologica e ne valuto la capienza, unico modo che conosco. Sarei lieto di qualche buon consiglio cordiali saluti,

Nobile

Una risposta a “Ferita per rimozione di protesi infetta: come chiuderla?”

  1. Elisa Ronzullo on

    Buon giorno,
    grazie per l’attenzione e per averci contattato.
    Da come la descrive, la lesione di sua zia è una deiscenza di ferita chirurgica successiva alla rimozione della protesi d’anca.
    Innanzi tutto bisogna accertarsi che non ci siano conseguenze d’interesse ortopedico; nel caso non sia stato effettuata, si consiglia una rivalutazione dello specialista.

    Per gestire questo tipo di ferite sarebbero indicate due tipi di terapia, da valutare insieme al medico curante: la terapia topica a pressione negativa e l’ossigenoterapia iperbarica.

    La terapia topica a pressione negativa è un dispositivo medico che viene applicato insieme ad una schiuma di poliuretano, direttamente sulla ferita.
    Il principio, è quello di aspirare continuamente l’essudato della ferita, favorendo la crescita del tessuto e il riavvicinamento dei bordi.
    Inoltre, la medicazione può restare in sede per diversi giorni, senza bisogno di cambiarla spesso. Il lavaggio e la medicazione imbevuta di betadine potrebbe non permettere la risoluzione della lesione in quanto è istolesivo e insieme alla distruzione dei germi potrebbe danneggiare anche le cellule nuove riparatrici. Va valutata la presenza di infezione e l’ assunzione di antibiotici in tale caso, prima di applicare la terapia a pressione negativa.
    L’ utilizzo delle diverse medicazioni senza esito positivo porta a dovere valutare lo stato generale di salute della zia, la nutrizione, la presenza di fattori di compromissione quali patologie concomitanti, lo stile di vita come fumo, ambulazione ecc.

    L’ossigeno terapia iperbarica invece è una terapia sistemica, non invasiva, che fa bene a tutto l’organismo.
    Prevede la respirazione di ossigeno puro attraverso delle mascherine, in una camera pressurizzata .
    L’ossigeno iperbarico permette la formazione di nuovi vasi sanguigni per aiutare e migliorare la vascolarizzazione del tessuto sofferente, riduce l’edema (gonfiore) e l’infiammazione locale, è un battericida, potenzia l’ effetto della terapia antibiotica e accellera la guarigione.

    Spero di esserle stata di aiuto.

    Un caro saluto
    Elisa

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