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13 giu 2015

Le ulcere venose degli arti inferiori e l’insufficienza venosa cronica (IVC) sono un notevole problema sanitario, rappresentando quasi l’80 % delle ulcere degli arti inferiori.
Si tratta di lesioni aperte della cute, tra ginocchio e caviglia, dovute alla cattiva circolazione sanguigna nel sistema venoso. Si trovano più frequentemente nella zona della caviglia, della faccia interna della gamba e sulla tibia.

terapia_venoseL’approccio terapeutico a questo genere di problemi prevede innanzitutto un’accurata anamnesi, esame obiettivo e misurazione di parametri; è fondamentale una prima valutazione delle condizioni generali cliniche del paziente per avere ben chiaro se sono presente altre patologie che compromettono la possibile guarigione della lesione.

Si procede quindi rilevando parametri come l’ABI (rapporto di pressione tra caviglia e braccio) attraverso l’utilizzo di sfigmomanometro e Doppler, per di verificare in particolare l’assenza di una patologia arteriosa. Infine si realizza il trattamento tipico per la cura che consiste in un bendaggio della gamba per favorire il ritorno venoso.

Al di la delle tecniche di medicazione, che rivestono comunque un ruolo secondario, l’elemento cardine del trattamento è rappresentato dalla terapia compressiva. Questa viene indicata in particolare quando l’ABI e maggiore di uno, indizio di un’insufficienza venosa generalizzata.

Ci sono vari tipi di bendaggi nel trattamento dell’ulcera di origine venosa:

  • Il bendaggio anelastico (corta estensibilità) è consigliato nei pazienti che si muovono attivamente. Il bendaggio esercita una pressione sulla gamba che raggiunge fino a 80 millimetri di mercurio allo sforzo e 40 mmHg a riposo, in questo modo il sangue pompa verso l’alto invece di stagnare in periferia;
  • Il bendaggio elastico (lunga estensibilità) è consigliato invece nei pazienti che hanno una ridotta attività e mobilità. Esercita costantemente una pressione anche a riposo.

Purtroppo molti fattori possono impedire di raggiungere una compressione efficace: innanzitutto la vasta gamma di sistemi compressivi disponibili, la difficoltà di una precisa applicazione delle pressioni sotto bendaggio, infine, non tutti i pazienti si presentano con gambe “da manuale”, mettendo a dura prova l’arte e la scienza della terapia compressiva.

Per correggere l’ipertensione venosa e/o la stasi linfatica è consigliato quindi seguire dei cicli di linfodrenaggio manuale secondo metodo Vodder e la pressoterapia a domicilio o in ambulatorio.

La pressoterapia è un trattamento che si basa sulla pressione esterna degli arti del paziente attraverso un’apparecchiatura specifica, presenta però una lunga serie di controindicazioni per cui è importante procedere sempre solo dopo un consulto medico. Si indossano dei gambaletti gonfiabili, viene impostata la macchina secondo un certo programma che gonfia e sgonfi gli stessi gambaletti in maniera graduale a partire dalla periferia.

Altri consigli utili per stare meglio riguardano l’alimentazione.
In particolare nelle persone in sovrappeso è utile ricevere anche una consulenza dal nutrizionista e camminare regolarmente su una superficie piana per almeno 30 minuti tre volte al giorno con l’utilizzo di calzature idonee che abbiamo un plantare flebologico che aiuta la circolazione a ogni passo.
E’ molto importante indossare scarpe chiusa per fare il passo correttamente (tacco/punta), premendo in questo modo la pianta del piede per favorire la circolazione del sangue verso l’alto. Camminare con le ciabatte non è corretto perché si tende a trascinare il piede e in questo modo si favorisce il ristagno.

Infine è importante educare il paziente a tenere, a riposo, gli arti inferiori in scarico. In particolare durante il sonno, per mantere una posizione di scarico, si consiglia di mettere un rialzo di 5 cm sotto i piedini della rete del letto formando così un piano inclinato in modo che le gambe si trovino in una posizione più alta rispetto a quella del cuore.

 

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