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17 set 2015

pH

Cartina tornasole, semplice metodo per misurare il pH delle ferite

L’ambiente di ferita svolge un ruolo chiave nella guarigione, oppure nella mancanza di guarigione.

Un fattore che viene spesso trascurato è il pH.

Percival et al hanno recentemente pubblicato una revisione degli effetti di pH sulla guarigione delle ferite, che mostra come varia e quanto complesse possano essere le interazioni biochimiche correlate ad esso.

Molti processi di guarigione sono influenzati dalle variazioni del pH compreso l’angiogenesi, la formazione del collagene, e l’attività dei macrofagi. Un cambiamento di pH è stato anche dimostrato di influenzare la tossicità dei prodotti finali batterici e l’attività enzimatica. In particolare, le metalloproteinasi della matrice (MMPs), che sono importanti per la guarigione delle ferite e il rimodellamento della matrice extracellulare, hanno dimostrato di essere sensibili a piccole variazioni di pH.

Alcuni aspetti interessanti della loro revisione includono: 

  • Uno studio in cieco In cui indagano tre soluzioni tampone con valori di 3,5 (acido), 7.42 (neutro) e 8.5 (alcalini), ha concluso che la velocità di cicatrizzazione delle ustioni profonde a spessore parziale in cavie, era significativamente più alta in quelli trattati con la soluzione pH 3,5 .
  • Uno studio randomizzato su 25 pazienti, ha certificato che il pH di 6,91 in una ferita superficiale è significativo nella guarigione delle ferite, rispetto a 7,42 in ferite che non guariscono;
  • L’ossiemoglobina rilascia più ossigeno nel sangue in un ambiente acido e l’ammoniaca prodotta dai batteri, può avere un peso sulla guarigione della ferita, dovuto ad un aumento del pH. La probabilità di guarigione nelle ferite croniche è alta se la tensione dell’ossigeno nel tessuto è > di 40 mmHg. È un obiettivo improbabile se è a 20 mmHg;
  • Polymorphonuclearcytes (PMN) subiscono un aumento dell’apoptosi (morte cellulare) con un aumento del pH su una gamma di pH da 6.7 a 8.2. La migrazione cellulare e la circolazione dei PMN è ridotta a livelli di pH più bassi, come lo è la fagocitosi;
  • Proteasi batteriche sono altamente prevalenti all’interno delle ferite croniche e sono influenzati dall’ ambiente. Un aumento del pH della ferita aiuta la proliferazione batterica; 
  • La produzione del Biofilm sembra essere più elevato quanto vi è un’ ambiente basico. Dalle diverse misurazioni effettuate su specie quali lo Psedomonas aeruginosa, la Klebsiella pneumoniae e il Vibrio del colera, pH compresi tra 5.5 e 7.5 favoriscono la produzione del biofilm del 169%, valori compresi tra 5.5 e 8.5 del 229%;
  • L’effetto degli antibiotici è condizionato dal pH della ferita. 

In conclusione gli autori confermano che ci sono diversi vantaggi effettivi se la ferita ha un pH basso, ma attenzione a non esagerare.

Ecco un articolo interessante pubblicato su WOUNDS riguardo al pH e la sua importanza nelle lesioni croniche.

Bibliografia

“The effects of pH on wound healing, biofilms, and antimicrobial efficacy” Steven L. Percival PhD1,2,3,*, Sara McCarty MPhil3, John A. Hunt PhD3 andEmma J. Woods PhD1

5 risposte a “Qual è il pH ottimale per la guarigione delle ferite?”

  1. FABIO BEGHIN on

    Salve Elisa, nel complimentarmi per l’articolo, volevo sapere se l’uso della cartina tornasole, che non è uno strumento testato per l’uso sulle lesioni, può considerarsi un metodo sicuro e validato.
    Inoltre volevo sapere se c’è un valore del ph ottimale da raggiungere o un valore limite da raggiungere per evitare la formazione del biofilm.
    Buona Giornata
    Fabio Beghin
    Infermiere esperto in wound care

    Rispondi
    • Elisa Ronzullo on

      Gentile Fabio, la ringrazio per l’interessamento a questo blog.
      La cartina tornasole è di semplice impiego, facilmente reperibile (anche in farmacia), non invasiva, poco costosa e tutt’ora utilizzata per la rilevazione di questo dato.
      Sicuramente Il metodo più attendibile è il ph-metro che viene collegato ad un elettrodo a vetro e che fornisce il risultato in base ai liquidi con cui viene a contatto.
      È importante rilevare il ph perché rispecchia il microambiente dell’ulcera indicando se sono presenti in eccesso le metalloproteasi, che in un ambiente basico tendono ad aumentare degradando tutto il tessuto di granulazione e cronicizzando la ferita.
      L’ambiente acido controlla le infezioni non permettendo l’attecchimento dei batteri e aumenta l’attività antimicrobica stimolando la guarigione. È stato dimostrato che l’attecchimento dei batteri avviene in un ambiente con ph > di 6 quindi è necessario che il valore sia inferiore.

      un caro saluto
      Elisa

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  2. Elisa Ronzullo on

    Le indico di seguito la bibliografia:

    J Wound Care. 2007 Jul;16(7):291-4.
    Evaluation of pH measurement as a method of wound assessment.
    Shukla VK1, Shukla D, Tiwary SK, Agrawal S, Rastogi A.

    Acidic Environment and Wound Healing: A ReviewAcidic Environment and Wound Healing: A Review. Author(s): Basavraj S. Nagoba, PhD; Namdev M. Suryawanshi, MD; Bharat Wadher, PhD; Sohan Selkar, MPhT

    Influence of pH on wound-healing: a new perspective for wound-therapy?
    Schneider LA1, Korber A, Grabbe S, Dissemond J.

    http://www.woundsinternational.com/media/issues/160/files/content_124.pdf

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  3. antonio on

    ho letto con interesse l’articolo , proposto , vorrei pero’ se possibile alcune indicazioni , per correggere il ph , qualora questo sia eccessivamente basico o acido . Grazie

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