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24 ago 2016

Molti studi oramai sono stati pubblicati su come funziona la Terapia a Pressione Negativa (TPN) e quali sono i suoi effetti benefici. Questa terapia ha rivoluzionato il mondo del wound care negli ultimi 15 anni. 

Nel trattamento delle ulcere da pressione, diversi studi randomizzati e controllati (RCT) hanno dimostrato una riduzione della superficie della ferita, del volume e della profondità, il miglioramento del tessuto di granulazione, e una frequenza ridotta di ospedalizzazione. Da tempo rappresenta una valida opzione per la gestione delle ulcere profonde da pressione che non guariscono in presenza di tessuto necrotico molle. In uno studio retrospettivo di coorte valutando ulcere diabetiche, arteriose e venose croniche in pazienti ad alto rischio, il trattamento con TPN ha mostrato di aumentare l’incidenza di chiusura. Nel trattamento delle ulcere del piede diabetico, la TPN promuove la riduzione dell’area, della ferita di granulazione letto, e la clearance microbica, consentendo così un più alto tasso di salvataggio d’arto, soprattutto in  Wagner di grado 3 e grado 4. La TPN previene anche l’amputazione digitale nei pazienti sclerodermici non operabili. Anche in caso di ferite chirurgiche l’ utilizzo della TPN spesso è utile per arrivare all’ applicazione di innesto di pelle o di lembo, o addirittura per arrivare alla chiusura secondario proprio con questo dispositivo. Ad esempio, dopo l’ escissione del melanoma, l’applicazione della TPN fornisce risultati funzionali ed estetici che includono una migliore vascolarizzazione e una cicatrice ridotta. Allo stesso modo, nel postoperatoria per Linfangioma nei bambini ha dimostrato la sua efficacia nel ridurre il rischio di recidiva e infezione.

Un recentissimo studio pubblicato su Advances in Skin & Wound Care  riporta un aspetto diverso riguardo a quello che tutti noi siamo abituati a leggere: la terapia a pressione negativa abbassa i valori pefusionali di ossigeno misurato attraverso l’ ossimetria transcutanea (tcpO2) dovuto proprio allo schiacciamento che la stessa terapia provoca tramite il vuoto e la medicazione e la fragilità dei vasi sanguigni nel paziente diabeticoterapia a pressione negativa. Sicuramente è un argomento che va approfondito con studi di maggiore quantità di dati, ma per la nostra pratica clinica potrebbe essere già spunto di riflessione. Che effetti può fare la TPN ad intermittenza rispetto alla pressione continua sul piede diabetico?

 

Bibliografia

 

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