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23 feb 2017

“…classificare correttamente una lesione è fondamentale quindi per permettere un migliore scambio di informazioni tra operatori, una pianificazione dell’assistenza e per migliorare il trattamento complessivo…”1

Partendo da questo presupposto si può dire che nella buona pratica un professionista che si approccia ad un utente che presenta una qualsiasi lesione cutanea deve saper fare un corretto quadro della situazione.

Questo innanzitutto per poter fare delle scelte oculate nell’intraprendere un percorso terapeutico adeguato e in seconda battuta per individuare la necessità di dover avvalersi di consulenze di altri operatori sanitari. (visione olistica della cura, dal curare al prendersi cura).

Per poter quindi inquadrare correttamente un paziente con lesioni cutanee bisogna raccogliere delle adeguate notizie anamnestiche correlate ad un esame obiettivo generale del paziente e locale della lesione.

Tutto questo deve poi essere raccolto in una cartella clinico infermieristica assieme ad una scheda di valutazione/ monitoraggio delle lesioni.

Quando poi ci accingiamo a valutare la lesione questa deve essere il più rigorosa e obiettiva evitando di lasciar spazio a opinioni personali o valutazioni pressappochiste.

Bisogna osservare bene la lesione da più punti cercando di descriverla  il più correttamente possibile, monitorando: la sede, lo stadio, la dimensione, la presenza di tratti sottominati, le  fistole, la presenza di essudato, di tessuto necrotico e la presenza o assenza di tessuto di granulazione e di zone di riepitelizzazione, la cute perilesionale e il trofismo cutaneo.

La fotografia è sicuramente di fondamentale importanza e da associare alla nostra valutazione per documentare un caso clinico, documentare le varie fasi di guarigione o peggioramento.

 Ma come documentiamo fotograficamente una lesione?

Ad oggi non ci sono linee guida su come fotografare bene una lesione e non c’è una uniformità di presentazione delle immagini.

Come può una rilevazione e documentazione così importante non avere delle regole?

A questa domande cerchiamo di dare una risposta che nello stesso tempo non ha la presunzione di dettare legge ma vuole essere un punto di partenza magari per lavori più strutturati e multidisciplinari.

Per fotografare un’ulcera dobbiamo disporre di un’attrezzatura che ci dia garanzia di
una buona qualità, è necessario che sia facilmente riproducibile, deve essere esportabile ed avere costi contenuti.

Tutto ciò si può raggiungere con la fotografia digitale, quindi anche con un normale cellulare smartphone.

La fotografia digitale ha molti vantaggi come quello di consentire l’elaborazione delle immagini per aumentarne la nitidezza, il contrasto o zoomare dei particolari.

Alcuni consigli utili:

  • Innanzitutto è sempre necessario il consenso da parte del paziente;
  • L’immagine deve inquadrare il più possibile la lesione in modo ravvicinato e almeno da due angolazioni diverse;
  •  E’ consigliabile avere una foto d’insieme della zona anatomica da fotografare (es. gamba e piede);
  • Gli occhi del paziente non vanno inquadrati se non per ragioni cliniche indispensabili;
  • Lo sfondo dovrebbe essere il più scuro possibile, il nero sarebbe ottimale, ma con telini verdi  si raggiungono ottimi risultati;
  • La zona da fotografare deve essere pulita, detersa e asciugata;
  • Vanno evitati antisettici colorati che impediscono una corretta lettura della lesione;
  • Va apposto vicino alla lesione un righello dove vanno scritte le iniziali dell’utente, la data , la zona dove è presente la lesione e ,se possibile, la medicazione in atto;
  • Nel caso di sottominatura o fistola usiamo uno specillo o un bastoncino con batuffolo sterile (tipo cotton fioc) per documentare la profondità, apponendolo vicino a un righello;
  • L’evoluzione della lesione va documentata con immagini scattate ad una distanza temporale costante che può variare da una settimana a quindici giorni;
  • La fotografia è indispensabile farla nel caso di variazioni della lesione rispetto alla medicazione precedente (infezione, biofilm..) oppure se si decide di variare medicazione;
  • Vanno rispettate le stesse condizioni di ripresa: tempo, zoom, distanza dalla lesione, angolo di ripresa e se possibile, sfondo e luce;
  • Se possibile fotografiamo anche la medicazione che togliamo, infatti è una importante cartina tornasole per capire lo stampo che la lesione lascia, la quantità e il colore dell’essudato e se la medicazione scelta riesce a gestire bene la lesione.

I consigli sopra riportati hanno bisogno di precisazioni nel caso in cui dobbiamo usare le foto per scopi divulgativi, scientifici o didattici.

Infatti in questo caso dobbiamo oscurare o evitare di scrivere sul righello i dati anagrafici dell’utente, infatti dobbiamo assolutamente rispettare la privacy del paziente.

Un ulteriore consiglio è nella raccolta della documentazione fotografica.

La metodologia più semplice è creare nel PC una cartella nominale dell’utente. All’interno metteremo le varie foto in formato jpeg nominandole con iniziali e data di nascita dell’utente.

Ad esempio la foto scattata il 13 gennaio 2015 all’utente Rossi Mario nato il 05/12/1955 sarà  archiviata sulla cartella RM051255 e verrà così nominata: RM130115.

Oppure si possono usare programmi di uso comune tipo Excel dove oltre alla foto potremmo riportare anche altri dati riguardanti la lesione.

Questi sono solo delle considerazioni sul corretto uso di uno strumento che è la fotografia  che ormai è divenuto di uso quotidiano, ma che ha bisogno di essere regolamentata da linee comuni per essere usata al meglio.

 La fotografia è sicuramente il mezzo più efficace per documentare una lesione cutanea e la sua evoluzione sia essa positiva verso la guarigione sia negativa verso una regressione.

Importante è anche l’uso per una corretta comunicazione con altri professionisti nella multidisciplinarietà che la vulnologia richiede.

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Oltre a questo:
…..La fotografia potrebbe essere utilizzata come mezzo terapeutico per tranquillizzare il paziente sul buon esito del trattamento che abbiamo intrapreso, specie se la zona cutanea interessata dalla lesione non è visibile dal paziente. Possiamo in questo modo rendere il nostro paziente partecipe del piano di cura, coinvolgendolo maggiormente nelle scelte che andiamo ad adottare (illustrazione dei presidi e delle medicazioni utilizzate con eventuale commento dei risultati)… (leggi anche QUI)
La cosa che però non dobbiamo mai dimenticare è che il nostro obiettivo fotografico inquadra ed immortala delle lesioni, ma il nostro vero obiettivo è il paziente che trattiamo nella sua globalità e non la sua piaga.2

 Referenze

1)  Il prontuario per la gestione delle lesioni cutanee 2013-2014 – Andrea Bellingeri

2) Documentazioni delle lesioni da decubito- dott. Umberto Tortorolo

2 risposte a “La lesione cutanea: un bel soggetto fotogenico”

  1. paola soffientini on

    buongiorno ho trovato molto interessante il vostro articolo Grazie!!!
    sono un infermiere coordinatore e nella nostra RSA ,nel progetto di vulnologia come azione di miglioramento, ci stiamo dedicando delle lesioni da pressione; con il sistema della cartella informatizzata abbiamo iniziato a registrare le lesioni con tutto quello che ci offre il sistema compreso l’archivio fotografico; avremo la possibilità di utilizzare l’analisi dei dati per ottenere risultati e informazioni utili. nell’arco di quest’anno registreremo tutto e poi utilizzeremo questo sistema che ci permetterà in tempo reale di conoscere la situazione in RSA delle lesioni. grazie ancora.

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    • Fabio Beghin on

      Grazie a te. È positivo che si cominci a guardare la lesione in modo olistico tenendo al centro la persona portatrice dell’ulcera. Inoltre un’uso mirato degli strumenti tecnologici per raccogliere dati,monitorarli e condividerli, con l’obiettivo di continuare a migliorarsi è basilare per noi professionisti del wound care. Grazie ancora Paola del tuo contributo e della tua testimonianza. Con l’augurio un proficuo lavoro saluto di cuore te e tutto il tuo staff. Fabio

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