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16 mag 2017

La letteratura in questo settore è scarsa e i lavori si differenziano notevolmente l’uno dall’ altro per la gestione dei flitteni.

flittene
La mancanza di prove in questo campo crea divergenze di opinione e di tensione tra gli operatori sanitari e suggerisce che ulteriori indagini sono necessarie per sviluppare linee guida per la migliore la pratica clinica. Il flittene viene definito come “un’elevazione dell’epidermide circoscritta, contenente solitamente un liquido sieroso”, valutato al II° Stadio. I rischi di infezione possono rendere il fluido purulento, torbido o di natura ematica. Il frizionamento/taglio e la pressione sono le principali cause per l’insorgenza dei flitteni.

Di particolare interesse in questa revisione sono quelle vesciche che si manifestano nel piede ad alto rischio, cioè associato a neuropatie periferiche, malattia arteriosa periferica, insufficienza venosa, diabete mellito, infezione, cambiamenti strutturali e deformità. A seconda del loro aspetto, le vesciche possono essere classificate utilizzando il sistema di classificazione NPUAP. Nella letteratura di questo lavoro si prendono in visione le evidenze raccolte in Australia, in particolare a Victoria, ma anche da altre autorevoli figure di prestigio tra vari professionisti che hanno una vasta gamma di esperienze nel settore. Nell’indagine PUPPS3 (2006) e nell’indagine WoundsWest: Wound Prevalence Survey (2007), sono stati raggiunti dei risultati simili consigliando lo scarico della pressione e l’applicazione dei principi delle medicazioni delle lesioni da decubito ma ci sono poche indicazioni per quanto riguarda il trattamento effettivo.

Nelle linee guida prese in considerazione, si parla di flittene al tallone, ma senza fare riferimento ad eventuali infezioni o al dolore del paziente e, inoltre, le raccomandazioni si basano solo su un parere di esperti. Quello che si deve tener conto per un’adeguata strategia nel trattamento dei flitteni sono: in generale lo stato vascolare, il dolore, la presenza di neuropatia sensoriale, autonomia del paziente e la sua salute, cronologia di insorgenza del flittene; nello Specifico valutare posizione, dimensione e altezza del flittene, se presente fluttuazione, il colore del fluido nella ferita, possibilità di mettere in scarico la ferita.

Conclusioni e Raccomandazioni

Questa revisione della letteratura ha dimostrato che esistono poche evidenze per la gestione dei flitteni sui piedi e che l’unica linea guida con buone evidenze, anche se con prove di basso livello, è stata trovata nelle linee guida del governo Queensland. Inoltre la revisione dei pareri dei professionisti esperti, hanno confermato l’importanza della valutazione dell’aspetto clinico del flittene, dell’apparato vascolare e di altre co-morbosità. Il problema principale sulla gestione del flittene è se le bolle dovrebbero essere lasciate in sito o drenate, di seguito un diagramma per valutare il flittene:

Lasciare Intatta la Bolla:

 Di Positivo c’è che si incoraggia l’ambiente di guarigione della ferita umida, agisce come barriera naturale dall’infezione e le citochine con i fattori di crescita nel fluido possono migliorare la guarigione.

 Di Negativo c’è che prolunga il processo infiammatorio, aumentando il tempo di guarigione.

Aspirazione del Flittene e Sbrigliamento:

 Di Positivo c’è che può diminuire la probabilità di progressione della ferita riducendo la pressione, osservazione della base della ferita

 Di Negativo c’è che può aumentare il rischio di infezione.

Referenze: Blister management guidelines: collecting the evidence Lucia Michailidis, Kerry May & Paul Wraight

 

Una risposta a “Linee guida per la gestione del flittene: raccolta di prove”

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