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14 ago 2018

Il miele è stato utilizzato come medicazione per le lesioni cutanee nel corso di migliaia di anni, a partire dalla antica Grecia, Roma, Cina, Korea e con accenni addirittura biblici, ma solo in tempi più recenti è disponibile una spiegazione scientifica per la sua efficacia. Si è ora realizzato che il miele è una medicazione biologica per una serie di attività bioattive che lavorano in concomitanza per accelerare il processo di guarigione.

Quali sono le principali attività della medicazione con miele?

Sbrigliamento (debridement) autolitico: il miele è una soluzione di zucchero supersatura che  contiene circa il 17% di acqua e l’80% di zuccheri, il rimanente composto è un insieme di proteine (tra cui gli enzimi del glucosio ossidasi e catalasi) e circa 18 aminoacidi essenziali e non essenziali. Questo fa si che per effetto osmotico richiami acqua dalle cellule del letto della lesione.

Antibatterico: partendo dal suo effetto osmotico, rimuove l’ acqua dal letto della lesione necessaria per la sopravvivenza dei batteri riducendo la loro capacità di riprodursi. Studi in laboratorio lo hanno dimostrato. Ma come funziona su umano, dove l’essudato richiamato diluisce successivamente l’ effetto antimicrobico del miele? Il miele di per sé produce perossido di idrogeno grazie agli enzimi del glucosio ossidasi e catalasi nel momento in cui vengono in contatto con l’ essudato, in piccolissime percentuali, ma una medicazione antibatterica ha solitamente una concentrazione del 3% di perossido di idrogeno per una azione antisettica efficace.  Un altro motivo per cui il miele è un antibatterico è il suo pH molto acido (3,2-4,5) e questo inibisce la crescita della maggior parte dei micro-organismi nocivi.

Modulatore delle metalloproteinasi (MMP), antinfiammatorio, antiossidante: ci colleghiamo al fattore pH acido del miele riflettendo sul dato che una lesione cronica il prolungamento della fase flogistica interferisce con la normale guarigione per uno sbilanciamento tra deposizione di tessuto, stimolato dai fattori di crescita, e distruzione del tessuto mediato dalle MMP che sono degli enzimi prodotti da diverse cellule del tessuto connettivo e secreti nella matrice cellulare. Le MMP sono legate anche al valore di pH del microambiente della ferita, valori di pH alcalino ne favoriscono l’attività, un ambiente acido aumenta il rilascio dell’ ossigeno dall’ emoglobina impedendo la loro attività distruttiva. L’azione antinfiammatoria del miele è stata dimostrata su studi di lesioni in animali, dati confermati da osservazioni cliniche su lesioni in umani. La capacità antiossidante del miele di trattare i radicali liberi dell’ossigeno ridurrà l’infiammazione della ferita.

Regolatore del pH: L’attività delle proteasi è estremamente condizionata dal pH. Le proteasi hanno la loro massima capacità catalitica tra pH 7 e pH 8 e decresce rapidamente quando il pH si abbassa. A pH 4 le proteasi sono inattivate irreversibilmente. Il pH delle lesioni è neutro o tende comunque all’alcalinità, mentre il pH della cute integra è acido: pH 5,5. Quando una lesione viene condotta in un ambiente acido, i fibroblasti proliferano più attivamente e il processo di guarigione viene stimolato più di quanto non lo sarebbe in ambiente neutro o alcalino. Il pH estremamente acido del miele aiuta a interrompere la fase di cronicizzazione della lesione favorendo i processi di guarigione di conseguenza.

Accelera la guarigione: correggendo tutti i fattori precedenti la conseguenza principale è proprio il raggiungimento della guarigione in più breve tempo. Esistono buone evidenze del fatto che il miele abbia anche attività bioattive che stimolano la risposta immunitaria, promuovendo così la crescita dei tessuti per la riparazione delle ferite.

Per tutte queste azioni esistono prove cliniche e al giorno d’ oggi  la ricerca fornisce spiegazioni scientifiche per loro. Gli articoli correlati verranno riportati nella bibliografia.

Caso clinico 1.

Maschio 63 anni, lesione flebolinfostatica in IVC e pregressa TVP e safenectomia della gamba sinistra (dove è presente la lesione).. Lesione recidivante su pregresse cicatrici, cronica (non mostra segni di miglioramento nelle prime quattro settimane di trattamento gold standard con medicazioni e terapia compressiva), Falanga B2, dimensione 9cm2, pH alcalino 8,5. Cute perilesionale arrossata e sofferente, bordi macerati e in arresto. La medicazione è stata associata alla terapia compressiva. La guarigione è stata raggiunta in 45 gg. 

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Caso clinico 2.

Maschio 48 anni, lesione arteriosa mediale gamba destra in severa AOCP. Presa in carico a gennaio 2018. AOCP nota dal 2009, primo bypass femoro-popliteo, 2015 TEA del bypass per recidiva ostruzione, luglio 2017 innesto e bypass protesico rimosso, settembre 2017 revisione chirurgica delle lesioni necrotiche dovute all’ AOCP. Tabagismo attivo, dislipidemia. Lievi segni di infezione dei tessuti perilesionali, dolore (VAS 7/10). Scarsa sintesi di NO (monossido di azoto) rilevato attraverso l’ esame IRPO (Iperemia Reattiva Post Occlusiva), TBI (Toe Brachial Index) 0,26 nei limiti inferiori (microcircolo sofferente), funzionalità endoteliale patologica. Al percorso multidisciplinare terapeutico idoneo per il paziente abbiamo scelto di associare l’ utilizzo della medicazione con il Revamil portandolo alla guarigione senza mai essere intercorsi nella complicanza dell’ infezione. Considerando il difficile caso clinico in un quadro di scarsa circolazione sanguigna, paziente giovane e situazione lavorativa impegnativa (il paziente svolge un lavoro che necessita di stare in piedi fermo per molto tempo senza possibilità di svolgere attività fisiche favorenti la circolazione) abbiamo raggiunto la guarigione in 60 gg.

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La nostra esperienza con questo prodotto è totalmente soddisfacente e in molti casi ci ha dato degli ottimi risultati. Revamil® Gel è composto da miele purissimo al 100% standardizzato e  sterilizzato a raggi gamma. Particolarmente ricco di enzimi, svolge un’efficace azione antibatterica ed antinfiammatoria grazie al lento rilascio di perossido di idrogeno al 3°/00. L’acido gluconico crea un ambiente acido pari a ph 3,5 tale da inibire la proliferazione batterica.

 

 

Bibliografia

  1. Sami K. Saikaly, Amor Khachemoune, Honey and Wound Healing: An Update, American Journal of Clinical Dermatology 18(2), January 2017, DOI:10.1007/s40257-016-0247-8
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  3. Greener B, Hughes AA, Bannister NP, Douglass J. Proteases and pH in chronic wounds. J Wound Care 2005;14(2):59-61
  4. Percival SL, McCarty S, Hunt JA, Woods EJ. The effect of pH on wound healing, biofilms, and antimicrobial efficacy. Wound Repair Regen 2014;22:174-86
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  6. Yaghoobi R, Kazerouni A, kazerouni O. Evidence for Clinical Use of Honey in Wound Healing as an Anti-bacterial, Anti-inflammatory Anti-oxidant and Anti-viral Agent: A Review. Jundishapur Journal of Natural Pharmaceutical Products. 2013;8(3):100-104.
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  9. Paulus H et al. Medical-Grade Honey Kills Antibiotic-Resistant Bacteria In Vitro and Eradicates Skin Colonization

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